10 - PRODUZIONE DI ENZIMI (in collaborazione con Livio Radin)
Introduzione
La
produzione industriale di enzimi ad opera di microorganismi presenta i seguenti
vantaggi: lo sviluppo microbico garantisce un prodotto abbondante; i
microorganismi possono essere manipolati geneticamente; la maggior parte degli
enzimi microbici vengono secreti all'esterno.
Presupposti
Molte specie batteriche elaborano enzimi che
hanno importanza nella produzione industriale di alimenti o altro in
particolare:
Bacillus
subtilis, B.licheniformis, Saccharomyces cerevisiae, Aspergillus niger,
A.oryzae
non
rientrano tra i patogeni o non liberano prodotti tossici
Lactobacillus e Streptococcus che sono utilizzati per la
preparazione di cibi e bevande.
Microorganismo adatto per la produzione
dell’enzima voluto
Modifiche genetiche del microorganismo per
aumentare la resa del prodotto
Terreno di coltura
Si analizzano molti ceppi selvaggi e molti
mutanti derivati, ad esempio la temperatura di crescita per produrre enzimi stabili
a determinate T. Non sempre predittivo.
Più microorganismi potrebbero produrre enzimi
che catalizzano la stessa reazione ma in quantità variabile
Il terreno di crescita incluso il grado di
acidità potrebbero influire sul prodotto (enzimi che operano a pH diversi)
Quando identificato il microorganismo va
convertito in un ceppo che sia adatto per gli usi commerciali:
Ottenere grandi quantità di prodotto e ad
alta concentrazione
Vi possono essere diversi problemi che si
oppongono ad una resa elevata
Ad esempio la repressione del catabolità ove
un composto più facilmente metabolizzato (glucoso) non stimola la produzione
dell’enzima che degrada un certo substrato. Si può ovviare con la selezione di
un resistente ad un analogo del substrato (glucoso=2-deoxiglucoso) usato per
isolare un Tricoderma spp. che
produce cellulasi o B.licheniformis per
produrre a-amilasi
Altro problema può essere che l’enzima per
essere prodotto ha bisogno di un induttore: molti hanno costi elevati.
La
via più semplice è isolare un mutante costitutivo
Il prodotto extracellulare richiede maggior
elaborazione che l’enzima intracellulare oppure si tratta di un polipeptide che
diviene funzionale dopo proteolisi
Su substrato solido o in fermentatore, quest’ultimo metodo prevale
Parametri fondamentali: pH, tensione di
ossigeno in entrata e in uscita così come anidride carbonica, temperatura,
pressione schiuma, densità delle cellule
Il substrato è molto importante perchè incide
sui costi in genere sono sottoprodotti di altre lavorazioni, tipici substrati:
melasse,
orzo, cereali, grano, farina di semi di cotone, noccioline, amido, lattosio,
fagioli ecc. dipende molto dal tipo di agricoltura o industria si trova in
loco.
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E’ prontamente idrolizzato da acidi minerali
a D-glucoso(è il metodo usato da lungo tempo per preparare gli sciroppi)
Si allestisce una sospensione al 20% di amidi
a pH2 a 140°C. Si possono avere ripolimerizzazioni e quindi con rese del 50%
rispetto alla teorica
La miscela è neutralizzata con carbonato.
Questa tecnica porta alla formazione di sali
e di altri sottoprodotti incluso il monosaccaride psicoso che non è metabolizzato
Circa un terzo dell’amido prodotto è
utilizzato nell’industria della carta e tessile mentre il restante in quella
alimentare. L’idrolisi dell’amido crea una vasta gamma di prodotti che variano
in termini di osmolarità, viscosità e potere dolcificante:
Sono utilizzate tre classi di enzimi:
le a-amilasi, enzimi che
idrolizzano il legame a-1, 4
le
glucosaminidasi che idrolizzano i legami a-1, 4 e a-1, 6
le
pullulonasi che idrolizzano le catene laterali a-1, 6
Il processo consiste in alcune fasi.
liquefazione: si converte l’amido a
maltodestrina richede pH neutro, T= 95-107 °C per breve tempo, presenza di ioni
Ca++ e a-amilasi prodotte da B.licheniformis
saccarificazione: conversione di
maltodestrina a glucoso, è realizzata mediante miscela di due enzimi
glucoamilasi (Aspergillu niger) che
rompe il legame a- 1, 4 molto
rapidamente e la pullulonasi (Bacillus
spp.) che rompe velocemente il legame a-1, 6
richiede bassa temperatura per impedire la
formazione di psicoso e del caramello
il glucoso ottenuto può esere fosforilato a
glucoso 6 fosfato per essere poi isomerizzato a fruttoso 6 fosfato
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Enzimi
impiegati in vari processi industriali
Alfa-amilasi
L'alfa-amilasi
scinde i legami alfa-1,4-glucosidici dell'amido con produzione di oligosaccaridi
e maltosio. I microorganismi utilizzati sono il Bacillus subtilis, Aspergillus
oryzae e A. niger. L'alfa-amilasi trova applicazione nei seguenti procedimenti
industriali.
-
Panificazione. I lieviti non possono idrolizzare l'amido perchè sono privi di
amilasi. L'alfa-amilasi viene aggiunta all'impasto di pane per scindere
parzialmente l'amido e generare zuccheri che i lieviti convertono in anidride
carbonica utile per la lievitazione.
-
Produzione della birra. Per incrementare il contenuto in amido si suole
aggiungere al malto grano o riso. Per favorire l'idrolisi dell'amido, durante
la fermentazione si aggiunge una alfa-amilasi termostabile prodotta dal B.
subtilis.
-
Produzione di alcool. L'alfa-amilasi viene impiegata per ridurre la viscosità
dell'amido gelatinoso che si genera per cottura del grano usato nella
produzione del whisky.
Sciroppi
zuccherati. L'alfa-amilasi è impiegata nell'idrolisi dell'amido per la
produzione di sciroppi zuccherati ad elevato tenore di fruttosio. Intervengono
diversi enzimi che convertono l'amido in oligosaccaridi e maltosio, i quali
vengono trasformati in glucosio e fruttosio.
Nell’industria
tessile l’amido è utilizzato durante
la lavorazione dei tessuti per proteggere le fibre. L’alfa-amilasi è aggiunta
per eliminare l’amido prima delle fasi finali della lavorazione (coloritura)
Proteasi
Le proteasi idrolizzano i legami peptidici
delle proteine.
Le
proteasi sono impiegate in numerosi processi industriali.
-
Panificazione. Le proteine del glutine presenti nella farina di grano
influenzano il tempo di mescolamento dell'impasto e la qualità del pane.
L'aggiunta di proteasi all'impasto migliora la qualità del prodotto. Le
proteasi impiegate sono prodotte dall'Aspergillus oryzae.
-
Trattamento della carne. Le proteasi sono impiegate per rendere più tenera la
carne. Tali enzimi sono deposti sulla superficie delle fettine di carne prima
della cottura e degradano parzialmente le proteine muscolari. Preparazioni
enzimatiche ammorbidenti la carne contengono
2% di papaina e 5% di proteasi fungine.
-
Detersivi. Le proteasi alcaline sono aggiunte ai detersivi per favorire la
rimozione dagli indumenti di macchie causate da materiali ricchi di proteine
(latte, uova, sangue).
Rennina. La rennina trasforma la caseina
del latte in caglio. L'impiego della rennina bovina nella preparazione
industriale dei formaggi è stato sostituito dall'impiego di proteasi
rennina-equivalenti prodotte dai funghi Mucor pusillus e M. miehei.
Glucosio ossidasi. La glucosio ossidasi
trasforma il glucosio in acido gluconico con formazione di perossido di
idrogeno. Tale enzima viene utilizzato nell'industria alimentare per rimuovere
l'ossigeno dalla maionese, dalla frutta sciroppata per impedirne il
deterioramento e la decolorazione. La glucosio ossidasi impiegata è prodotta da
Aspergillus niger.
Invertasi.
L'invertasi prodotta dai lieviti è utilizzata nell'industria dolciaria per
idrolizzare il saccarosio in prodotti dotati di maggiore potere dolcificante
(glucosio e fruttosio).
Produzione
di enzimi
La maggior parte degli enzimi batterici e
fungini di importanza industriale sono prodotti da colture sommerse all'interno
di grandi fermentatori.
Enzimi
immobilizzati
Grazie a tecniche di isolamento rapide e
semplici, gli enzimi sono riutilizzati più volte. La tecnica più diffusa,
l'immobilizzazione
degli enzimi, consiste nel fissare le molecole enzimatiche solubili a supporti
insolubili ed inerti. Un altro metodo utilizza la glutaraldeide che forma
legami incrociati tra le singole molecole proteiche con formazione di
aggregati. Un terzo metodo consiste nell'intrappolare le molecole enzimatiche
all'interno di un gel.
Gli enzimi immobilizzati possono essere
impiegati con varie modalità. La più semplice prevede il mescolamento
dell'enzima immobilizzato con un lotto del relativo substrato. L'enzima
interagisce col substrato e lo converte nel prodotto finale. Questo metodo è
efficace e poco costoso.
Col
metodo dell'impacchettamento l'enzima immobilizzato, posto in una colonna,
forma un letto bene impacchettato su cui si fa defluire la soluzione contenente
il substrato. Il substrato reagisce con l'enzima e si converte nel prodotto
desiderato. Questo metodo permette un ciclo continuo di produzione. Per evitare
il rallentamento del flusso si può ricorrere al metodo del letto fluido, in cui
il diametro del cilindro aumenta via via che si procede dal basso verso l'alto.
L'immobilizzazione degli enzimi offre i
seguenti vantaggi: le attività enzimatiche risultano più stabili; la
purificazione del prodotto finale è semplificata; il processo di formazione del
prodotto della reazione enzimatica può essere reso continuo.
AMINOACIDI
Rappresentano un gruppo di composti che sono utilizzati
come integratori alimentari o per dare sapore agli alimenti, nonchè per uso
terapeutico
Non bisogna dimenticare che molti aminoacidi
sono essenziali per molti animali superiori in quanto incapaci di sintetizzarli
sono ottenuti dalle proteine del cibo o dai batteri, mentre la sorgente più
importante è rappresentata dal seme di
molte piante.
Lisina, metionina, triptofano, leucina,
arginina, treonina sono tra i principali
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La produzione industriale di aminoacidi mediante
fermentazione microbica è aumentata in questi ultimi anni.
Gli
aminoacidi di maggiore importanza commerciale sono l'acido glutamico e la
lisina.
La maggior parte degli aminoacidi di
interesse industriale era ottenuta mediante idrolisi di proteine vegetali
(grano e soia). L'aminoacido più richiesto era l'acido glutamico, usato come
aromatizzante. Gli elevati costi di produzione spinsero i giapponesi a
ricercare metodi alternativi per ottenere tale aminoacido. Fu isolato un
batterio, Corynebacterium glutamicum, capace di secernere elevate quantità di
acido glutamico.
Molti batteri sintetizzano acido glutamico,
ma pochi lo liberano all'esterno in quantità elevate. Era quindi necessario
allestire un metodo per valutare la capacità secernente acido glutamico di
numerosi ceppi batterici.
Come
indicatore fu utilizzato il batterio Leuconostoc mesenteroides il cui sviluppo
richiede la presenza di acido glutamico. I campioni prelevati da vari ambienti
erano seminati su un terreno privo di acido glutamico in modo da ottenere lo
sviluppo di colonie singole. Effettuata la replicazione, le colonie erano
trattate con raggi ultravioletti e ricoperte con uno strato di agar liquido
contenente cellule di L. mesenteroides. Le singole piastre venivano reincubate.
Se qualcuno dei batteri presenti nel campione avesse prodotto acido glutamico,
l'aminoacido sarebbe penetrato per diffusione nello strato di agar consentendo
lo sviluppo di L. mesenteroides in corrispondenza di una o più colonie
facilmente identificabili.
Questo
metodo consentì di trovare il microorganismo adatto: C. glutamicum.
Lo
sviluppo di questo batterio necessita della presenza di biotina, ma la
secrezione di acido glutamico è bloccata
da un eccesso di biotina. Per incrementare la sintesi di acido glutamico
è necessario utilizzare substrati di crescita contenenti glucosio. La
produzione di acido glutamico mediante fermentazione batterica risulta più
economica di quella basata sull'idrolisi di proteine vegetali.
La produzione industriale di acido
glutamico viene effettuata in colture sommerse all'interno di grandi
fermentatori. Durante la fermentazione, il 70% del glucosio viene convertito in
acido glutamico se le concentrazioni di biotina e di ossigeno sono appropriate
e se le condizioni di pH e di temperatura sono ottimali. Se il pH diminuisce
eccessivamente o se la temperatura non è quella ottimale (30-35°C), la
produzione di acido glutamico si arresta.
La lisina è un aminoacido essenziale che
viene impiegato come additivo alimentare; il potere nutriente del pane e dei
cereali è rinforzato mediante aggiunta di lisina all'impasto di farina. Le
richieste commerciali di questo aminoacido sono dunque elevate.
Il microorganismo impiegato per la
produzione della lisina è un mutante del ceppo di C. glutamicum. In tale
batterio, la lisina rappresenta uno dei prodotti terminali del ciclo
dell'aspartato. La sua sintesi è regolata dalla concentrazione di treonina e
della stessa lisina; se questi due aminoacidi sono presenti in eccesso il ciclo
metabolico si arresta, se uno solo dei due è assente il ciclo procede
indipendentemente dalla concentrazione dell'altro aminoacido. Questa proprietà
ha favorito l'isolamento di un ceppo di C. glutamicum capace di secernere
lisina. Mantenendo bassa la concentrazione di treonina, è stato isolato un mutante di C. glutamicum capace
di convertire l'aspartato semialdeide in omoserina poiché privo dell'enzima
omoserina deidrogenasi. Tale mutante è capace di sintetizzare la lisina ma non
la metionina, treonina e isoleucina; questi tre aminoacidi devono essere
aggiunti al
terreno
di coltura affinché il batterio possa svilupparsi. Se il terreno di coltura è
privo di omoserina e contiene una limitata quantità di treonina, il mutante
secerne elevate quantità di lisina. L'enzima aspartochinasi non risente più gli
effetti inibenti del meccanismo di controllo a "feedback" e converte
l'aspartato in aspartato semialdeide che si trasforma tutto in lisina.
Il
mutante di C. glutamicum è biotina-dipendente. Il substrato di crescita più
comunemente impiegato è la molassa di canna di ligula nera.
ACIDI
ORGANICI
Si sono sviluppate tecniche di fermentazione
microbica per ottenere svariati acidi organici.
L'acido
citrico è un potente agente chelante i cationi, viene impiegato dall'industria
alimentare come acidulante nella preparazione di marmellate, gelatine e vini, e
dall'industria farmaceutica come prodotto effervescente nella preparazione di
compresse.
L'acido
citrico veniva estratto dai limoni fino a quando fu scoperto un processo di
fermentazione microbica a costi inferiori. L'agente fermentante, Aspergillus
niger, è un fungo filamentoso aerobio. Trasforma le sostanze nutritive in acido
citrico che secerne all'esterno.
L'acido
citrico può anche essere ottenuto da colture sommerse poste in grandi
fermentatori contenenti molasse o amidi idrolizzati di cereali come fonte di
carboidrati. Il pH deve essere mantenuto intorno a 3,5. La fermentazione dura
4-15 giorni.
Acido
gluconico
L'acido
gluconico è un agente chelante e viene incorporato nei detergenti. Viene
utilizzato per la preparazione di detersivi poiché previene il deposito di
sostante minerali su oggetti di vetro e metalli.
Nell'industria alimentare l'acido gluconico
viene usato come acidulante nella preparazione della farina, del pane, dei
formaggi, delle salsicce. Nell'industria farmaceutica il gluconato di calcio
viene utilizzato per trattare gli stati di carenza di calcio; gluconati sono
utilizzati per aumentare la stabilità di alcuni antibiotici (tetracicline) e
ridurne la tossicità.
L'acido gluconico è prodotto da un ceppo di
Aspergillus niger che si fa sviluppare in colture sommerse sotto una elevata
pressione atmosferica. Questo fungo possiede l'enzima glucosio ossidasi che
converte il glucosio in acido gluconico. Una cospicua quantità di aria viene
pompata nel terreno così da facilitare la diffusione dell'ossigeno. Il glucosio
viene aggiunto alla coltura in forma cristallina o come sciroppo.
Acido
lattico
L'acido lattico è prodotto per
fermentazione microbica. Viene impiegato nell'industria alimentare come
acidulante e aromatizzante, nell'industria farmaceutica e nella manifattura di
prodotti plastici.
L'acido lattico è prodotto dal Lactobacillus delbruckii che converte il
glucosio in acido lattico. Poiché si tratta di una vera fermentazione
microbica, l'ossigeno non è richiesto. Poiché la temperatura ottimale per la fermentazione
(49°C), inibisce lo sviluppo degli altri microorganismi, non sono necessarie
condizioni di rigorosa sterilità. Substrati fermentabili sono le molasse o il
glucosio.
Etanolo
La produzione di etanolo per fermentazione
microbica dell'amido di grano ha richiamato l'attenzione di molti Paesi
importatori di petrolio. L'etanolo mescolato con la benzina nel rapporto di 1:9
può essere usato come carburante per i veicoli a motore. La miscela etanolo-
benzina potrebbe essere ottenuta con costi competitivi rispetto a quelli degli
attuali carburanti.
L'etanolo viene prodotto per fermentazione
del glucosio contenuto nell'amido di grano ad opera del lievito Saccharomyces cerevisiae. Il processo di
fermentazione che converte il glucosio in etanolo e CO2 si arresta quando la
concentrazione di etanolo raggiunge il 15%. La distillazione conclusiva
richiede un dispendio energetico e fa aumentare i costi.
11 - Produzione microbica di aromi naturali (in collaborazione con Marzia Dolcino)
Per
migliaia di anni gli uomini hanno usato inconsapevolmente i microorganismi per
produrre cibi e bevande più saporiti. Il loro utilizzo per la produzione di
birra e vini viene fatto risalire a tempi molto antichi (es. Produzione di vino
in Egitto e Siria almeno 3500 anni a.C. e della birra in Babilonia dal 2800
a.C.). A dispetto del suo antico uso, il ruolo dei microorganismi come
produttori naturali di aromi non è stato riconosciuto e scientificamente
conosciuto fino alla prima parte di questo secolo. Per esempio uno dei primi
lavori riguardo a questo argomento è stato scritto dal microbiologo V.L.
Omeliansky circa 75 anni fà. Benchè appoggiati da validi strumenti sofisticati,
molti moderni microbiologi usano ancora il loro olfatto quale strumento
analitico di vari microorganismi sui quali lavorano (es. l'odore di terra e
muffa degli attinomiceti, attribuibile alla geosmina; (l'aroma spesso fruttato
rilasciato durante la fermentazione dei lieviti a partire da alcooli ed esteri)
gli odori degli indoli rilasciati da molte specie di enterobatteri.
L'interesse
microbiologico dell'industria degli aromi si intensifica:
Nel
corso dei passati 10-15 anni si sono intensificati gli studi sulla produzione
di aromi e odori prodotti da microorganismi guidati non tanto dalle necessità
di riconoscere la materia in esame ma anche
da un'industria di aromi in espansione nel tentativo di venire incontro
alle richieste della sua diversificata clientela.
Molti
ingredienti aromatizzati di cibi naturali sono prodotti per mezzo di processi
tradizionali che dipendono dai materiali della pianta in origine come gli olii
essenziali, i succhi di frutta o di vegetali ed i concentrati o gli estratti di
piante.
La
varietà di tali aromi naturali è in ogni caso limitata. Tuttavia i nuovi
sistemi molecolari sviluppati dall'industria biotecnologica rendono possibile
supplementare e incrementare questi ingredienti base convertendo materiali di
partenza relativamente economici in aromi additivi ad alto valore aromatico
utilizzabili per cibi, bevande, cosmetici ed altri generi di consumo.
I
microorganismi o gli enzimi microbiologicamente derivati possono trasformare
precursori naturali in valide molecole a singolo aroma note come "flavor
building bloks".
Negli
U.S.A. e in molti paesi europei gli ingredienti naturali microbiologicamente
modificati sono comunque considerati naturali. Così il termine di aromi
naturali negli Stati Uniti significa olii essenziali, oleoresine, essenze o
estratti, proteine idrolizzate, distillati o altro prodotto di combustione,
riscaldamento o enzimolisi che considera i componenti aromatizzanti derivati da
spezie, succhi di frutta, vegetali o succhi di vegetali, lieviti commestibili,
erbe, germogli, cortecce, tuberi, radici, foglie o simili materiali uova,
latticini e prodotti di fermentazione la cui funzione nel cibo è quella di
impartire sapore piuttosto che nutrimento.
Similmente
nella Comunità europea viene data la seguente definizione "sostanze
aromatizzanti o preparazioni che sono ottenute con appropriati procedimenti
fisici o processi enzimatici o microbiologici da materiale di origine animale o
vegetale".
Entrambe
queste regolamentazioni esplicitamente includono come naturali quei prodotti
che sono ricavati attraverso processi enzimatici e microbiologici, richiedendo
solo che i materiali precursori siano naturali e che sia i precursori che i
prodotti modificati siano reperiti in natura o siano parte dei cibi
tradizionali.
Come
i microorganismi producono aromi da acidi grassi:
La
maggior parte dei processi microbiologici ed enzimatici di bioconversione
agiscono sugli acidi grassi. Questi, derivanti dagli olii vegetali o da grassi
animali sono di solito economici e relativamente utilizzabili su larga scala e
sono il materiale di partenza per molti aromi e fragranze. Tali materiali
spesso sono estratti sottoforma di olii trigliceridi, le lipasi commercialmente
reperibili rilasciano acidi grassi da tali olii. Procedimenti industriali
prestabiliti sono utilizzati per produrre molti aromi derivati dagli acidi
grassi inclusi i composti che definiscono le così dette "note verdi"
aromi fungini e specifici lattoni e metichetoni. In generale quando i
microorgansimi degradano gli acidi grassi, il primo passo comporta la
detossificazione mediante esterificazione con il coenzima A allorchè gli acidi
grassi entrano nelle cellule. Una volta all'interno della cellula, il complesso
acidograsso-CoA è sottoposto ad un iter di ossidazioni in cui predomina il
ciclo della ß-ossidazione. Le diossigenasi microbiche (lipo-ossigenasi) le
monossigenasi (enzimi citocromo P450 idrossilativi) o le idratasi agiscono sui
doppi legami degradando parzialmente gli acidi grassi e possono essere
importanti per la produzione di aromi.
Le
lipossigenasi e le diossigenasi agiscono sulle unità cis-cis pentadieniche degli
acidi grassi poli insaturi per formare derivati idroparossidi.
Anche se questi enzimi
siano ubiquitari in natura, solo pochi sono stati trovati nei microorganismi.
Nei mammiferi, per esempio, le lipoossigenasi sono coinvolte nelle formazione
delle prostaglandine e leucotrieni che derivano dagli acidi grassi polienoici.
Nei tessuti di piante frammentate le lipossigenasi degradano gli acidi grassi
insaturi quali l'acido linoleico o linolenico, formando idroperossidi che sono
successivamente tagliati da idroperossidi-liasi per formare composti volatili
alifatici a 6 e 9 atomi di carbonio, tutti importanti aromi e sapori. (Figura
1)
I
membri più importanti di questa famiglia sono il cis-3-hexenolo ed il 2-trans
exenale, che sono responsabili del profumo dell'erba tagliata e dell'aroma di
molta frutta e vegetali. Gli enzimi usati in questa via metabolica tuttavia non
sono stati rinvenuti in batteri o funghi. Un altro acido grasso metabolita
delle piante, l'acido gelsominico, un regolatore di crescita endogeno con una
varietà di funzioni fisiologiche è prodotto mediante un'analoga via matabolica.
Dopo una lipossigenasi produce un idroperossido derivato dall'acido linolenico,
questo composto è convertito nel suo allene ossido che ciclicizza (si
circolarizza). La ß-ossidazione e la riduzione dei doppi legami porta all'acido
gelsominico.
Il
suo metil-estere è non solo un ormone vegetale volatile, possibilmente
coinvolto nelle comunicazioni tra piante, ma è anche un aroma importante che
impartisce note dolci-floreali (gelsomino simile). (Fig.2)
Otto
Miersch ed i suoi collaboratori dell'Istituto di Biochimica Vegetale,
Halle-Sale in Germania che stavano studiando i patogeni fungini delle piante,
incluso il Botrydiploidia theobromae,
hanno scoperto che tali microorganismi producono l'acido gelsominico. Le tappe
biosintetiche che conducono all'acido gelsominico in questi funghi filamentosi
sono probabilmente simili a quelle rinvenute nelle piante.
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Recentemente
si sta valutando questa capacità di sintesi e si è scoperto che B.theobromae fornisce solo basse
quantità di a. gelsominico in coltura liquida.
Tali
osservazioni suggeriscono che la biosintesi e la secrezione dell'acido
gelsominico è strettamente controllata nel corso del ciclo di crescita di
questo fungo sulle piante nel suo habitat naturale.
Un
altro enzima lipossigenasi-dipendente in certi funghi forma un 1-ottene-3-ol e
alcoli ed aldeidi ad 8 atomi di carbonio. Questo gruppo di molecole è
responsabile del tipico aroma del fungo Agaricus
bisporus. Questa lipossigenasi fungina che ossida l'acido liroleico per
formare l'acido 10-idroperossi-liroleico ha una specificità unica. Questa
importante molecola aromatizzante viene correntemente prodotta su scala industriale
da gambi di funghi altrimenti scartati per aggiunta di a. liroleico come
precursore ai fungi.
I
lattoni modificati:
I
lattoni derivati dagli idrossi-acidi grassi appartengono alla più importante
classe di aromi componenti di molta frutta, prodotti latticini e cibi
fermentanti. La proprietà olfattiva di tali lattoni dipende dalla lunghezza
della catena, grado di saturazione, dimensioni dell'anello lattone e chiralità.
La descrizione organolettica varia dal fruttato al fiorito.
Sono
ampiamente utilizzati dall'industria alimentare. Per es. il g-deca-lattone, che è il prodotto per fermentazione su
scala industriale ed è uno dei pochi aromi naturali chimici, è usato in una
vasta gamma di prodotti dando sia aroma di frutta che di latticino.
Molte
specie microbiche, specialmente alcuni ceppi di lievito quali lo Sporodiobolus salmonicolor (Sporobolomyces
odorus) producono g o d
lattoni.
Sono formati per
ß-ossidazione di idrossiacidi saturi ed insaturi seguite dalla chiusura ad
anello ("lattonizzazione") lipasi-catalizzata in condizioni acide. Il
maggior problema per la produzione industriale dei lattoni è il limite naturale
di abbondanza di idrossi acidi.
L'unico
precursore correntemente valido in quantità sufficiente ed ad un costo
ragionevole è l'acido ricinoleico (12-idrossi C18:1), il componente principale
dell'olio di ricino.
Un
processo di biotrasformazione che si basa sull'olio di ricino e che fornisce
un'elevata quantità di g-decolattone è stata descritta nel 1985 in seguito a ricerche della
Compagnia Fritzsche, Dodge e Olcott (ora parte della Giraudan Roure). Questo
processo coinvolge l'uso del fungo Yarrowia
lipolytica per idrolizzare ed ossidare un estere dell'acido ricinoleico.
Similmente, d-lattoni
possono essere generati a partire dall'acido 1-1 idrossi palmitico nelle patate
dolci (conosciute come resina jalap). Solo quantità limitate di questo
idrossiacido si ritrovano nelle patate dolci, rendendone troppo costoso
l'isolamento o la produzione su larga scala.
In
alternativa le specie Mucor e Mortierella potrebbero venir usate per
idrossilare gli acidi grassi a media catena o i loro relativi metil o
etil-esteri per formare iprontamente lattonizzati acido g idrossi ottanocico e decanoico. Molto poco è noto sull'idrossilazione degli acidi
grassi a media catena. Tali idrossilasi potrebbero essere correlate allo
citocromo P-450 w-idrossilasi ritrovata in batteri e funghi quali il Bacillus megaterium, Candida bombicola e
Fusarium oxysporum.
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Simili
attività di idrossilazione di fine catena sono pure rinvenute nella specie
Mucor. (Fig.3)
Metil
chetoni aromatizzanti derivanti da acidi grassi:
I
metil chetoni (2-alcaroni) che derivano pure da acidi grassi a media catena conferiscono
forti aromi associati ai formaggi e sono la base per lo sviluppo di aromi nei
formaggi quali Roquefort, Camembert e Stilton. Questi metil chetoni sono
formati quando le muffe usate per far maturare questi formaggi degradano gli
acidi grassi a media catena usando enzimi della ß-ossidazione per generare
metil chetoni che sono di un carbonio più corti dei loro precursori acidi
grassi (Fig.4). I principali metil chetoni includono il 2-pentanone il
2-eptanone, il 2-nonanone ed il 2-undecanone, originati da acidi grassi con
catene lunghe da 6 a 12 atomi di C.
La
maggior parte dà parametri che regolano queste vie metaboliche nelle muffe
usate per la maturazione di questi formaggi sono ampiamente documentati in
pubblicazioni che descrivono la produzione di metil chetoni.
Tuttavia
come il processo sia regolato a livello cellulare non è ancora noto. E’
fortemente favorito nelle condizioni in cui la crescita delle muffe è forzata
(per es. durante la sporulazione). Probabilmente la sintesi è indotta quando i
livelli cellulari di coenzima A sono limitati, riducendo così l’attività della
3-chetoscil-CoA tiolasi. Curiosamente i funghi non producono metil chetoni da
acidi grassi a lunga catena anche se la loro crescita viene ristretta. Invece
per competizione procede un ciclo di ß-ossidazione. Presumibilmente tali
cellule microbiche contengono più di un sistema per trattare acidi grassi con
catene di diverse lunghezze.
I
metil chetoni sono prodotti su larga scala per mezzo di differenti processi di
biotrasformazione. Uno dei più semplici coinvolge l’applicazione di spore di
Penicillum roqueforti su acidi grassi a media catena o acidi grassi del latte
trattati da lipasi. Altre tecnologie più sofisticate coinvolgono sistemi di
fermentazione allo stato solido o a due fasi. Per es. il 2-eptanone è prodotto
dall’acido ottanoico usando un fungo filamentoso immobilizzato dal genere degli
Amastigomycota.
Realizzazione
industriale di bioprocessazioni aromatiche:
Lo
sviluppo di nuovi processi industriali microbiologici per la produzione di
aromi rappresenta una considerevole sfida.
Le
quantità raggiunte di questi composti sono spesso modeste, superando raramente
i 100 mg/litro e non raggiungono mai un livello economicamente competitivo.
Così la prima sfida da affrontare per lo sviluppo di questo interessante
sistema microbiologico di produzione degli aromi è di migliorare
drammaticamente la produzione sia con mezzi tradizionali quali la ricerca da i
ceppi migliori, sia con le tecniche di ingegneria genetica.
Poiché
molti composti aromatici ( e spesso i loro precursori ) tendono ad essere
inibitori o spesso tossici per i microorganismi questa sfida è molto più grande
di quanto appaia. Per esempio un tipico acido grasso precursore specialmente
nella forma indissociate che è prevalente al di sotto di un pH da 4.5 a 5 è
molto tossico e l'up’ake cellulare è limitato.
Questa
limitazione è attuata in modo organismo-specifico. Nei batteri, per esempio,
specifiche proteine di uptake restringono il trasporto transmembrana degli
acidi grassi.
Tuttavia
nelle cellule di lievito gli acidi grassi aggiunti al terreno di coltura
diffondono liberamente attraverso le membrane cellulari. L’efficienza di questo
sistema di captazione permettono alle specie quali Yarrowia, Rhodotorula e
Sporodidodus di utilizzare un’ampia varietà di acidi grassi o derivati come
unica fonte di carbonio. Nei funghi filamentosi i sistemi di captazione non
sono ancora ben noti. Spesso poi i precursori manifestano seria tossicità per
es. quando a molti microorganismi vengono somministrati acidi grassi esteri che
sono idrofobici a valori di pH non acido. Questo problema è stato descritto
quale fattore limitante per la produzione del g-decalattore dell’acido grasso corrispondente etil,
metil estere in un brevetto concesso alla compagnia tedesca BASF. Tuttavia
utilizzando il fungo filamentoso Mucor
circinelloides e adattando attentamente le condizioni di crescita, abbiamo
ottenuto la conversione di acidi grassi ad un tasso superiore a 0.8 gr/l per
ora. (Fig.5)
In
realtà, se questo microorganismo è esposto per diverse ore agli esteri tossici
degli acidi grassi come l’etil-decanoato, precursore per l’acido g-idrossidecanoico ed il composto aromatico g-decalattone, la morfologia cambia e la cellula
probabilmente lisa.
Separazione
e Purificazione incidono sulla validità della produzione:
In
altri casi per superare la tossicità degli acidi grassi precursori devono
essere prese delle misure più complesse. Se la biocatalizzazione non tollera
concentrazioni di prodotto economicamente ragionevole nel brodo di
fermentazione, una contromisura è quella di rimuovere il prodotto appena si
forma. L’uso del sistema di fermentazione a due fasi liquide, delle quali una
delle due è rappresentata da una fase organica che estrae continuamente i prodotti
idrofobici, costituisce un attraente metodo di vasta applicabilità per questo
scopo. Tuttavia l’utilizzo di grandi volumi di solventi organici rende
necessarie misure sanitarie ed anti esplosive. In alternativa una valida
tecnica di separazione per membrana per l’estrazione dei prodotti
potenzialmente tossici potrebbe essere compatibile con certe condizioni a fase
acquosa singola. Per es. Karl W. Böddeker ed i suoi collaboratori al centro di ricerca GKSS di Geesthcht
in Germania, abbina ad un sistema di preevaporazione a membrana ad un
bioreattore per ottenere il lattone 6-pentil-a-pirone(6-pp) dal Trichoderme. (Fig.6)
La
continua rimozione di questi componenti aromatici della noce di cocco, che
inibiscono la loro stessa sintesi, incrementa marcatamente la produzione. Solo
il prodotto desiderato passa attraverso la membrana altamente selettiva.
Tuttavia la produttività è ancora troppo bassa per giustificare l’investimento
che sarebbe richiesto per stabilire questo processo su scala industriale.
Un
altro fattore complicante è quello di dover ridurre i costi di materiale.
Reazioni
secondarie aspecifiche influenzano la produttività ed i costi, particolarmente
se consistono in prodotti difficilmente separabili.
Anche
tracce di impurezza inferiori all’1%, possono influenzare negativamente il
gusto e il profumo del prodotto, riducendone effettivamente il prezzo. Qualche
volta i produttori hanno dovuto inventare dei sistemi per trattare questi
problematici composti. Per esempio, per migliorare l’efficienza del processo
biologico di produzione del g-decalattone, la compagnia Haarman & Rainer GmbH in Germania hanno
brevettato un processo per reperire il prodotto secondario 3-idrossi-g-decalattone che si forma dall’acido ricinoleico
durante la fermentazione ed è coestratto con il g-decalattone.
Durante
successiva distillazione il prodotto secondario è convertito nel 3, 4 insaturo g-decalattone. Nel processo brevettato questo derivato
deidratato è stereoselettivamente ridotto dal Saccharomyces cerevisige come
parte di una seconda biotrasformazione, aumentando la produzione del g-decalattone voluto.
Il
processo dipende da una miglior comprensione del metabolismo microbico:
Per
rendere migliori e più ampiamente utilizzati i sistemi microbiologici di
produzione degli aromi naturali, occorre raggiungere una maggiore comprensione
di come i microorganismi sintetizzano i composti aromatizzanti e sottolineare
le vie metaboliche che rendono possibili queste reazioni.
Fare
questo comporta identificare nuove attività enzimatiche e caratterizzarne le
intere vie metaboliche, ciò include la comprensione di come sono regolate e di
come la produzione dei mataboliti possa essere incrementata.
Un
altro problema è quello di identificare i composti con caratteristiche
cromatiche. Abbiamo analizzato isolamenti cresciuti su una varietà di acidi
grassi potenzialmente precursori per la loro capacità di generare odori
caratteristici. Tali composti organolettici hanno odori molto tenui e sono
facilmente riconosciuti dall’olfatto umano.
Tuttavia
per stabilire una procedura di screening automatizzata abbiamo adattato i
sistemi di analisi sensitivi (es. gas cromatografici abbinata con
spettrofotometria di massa) per analizzare continuamente sostanze volatili.
Abbiamo isolato microorganismi che promettono la produzione di lattoni o di
metil chetoni dagli acidi grassi ed esteri.
Un
altro approccio è quello di ingenierizzare geneticamente i microorganismi con i
geni codificati per gli enzimi usati dalle piante per degradare gli acidi
grassi rendendo i migroorganismi ricombinanti in grado di produrre inusuali
molecole aromatiche per fermentazione. Per esempio, abbiamo isolato l’acido
grasso idroperossido liasi dalle piante di banana e successivamente donato il
gene corrispondente che può essere espreso in Saccharomyces cererisiae.
Nelle
cellule di lievito ingenierizzate la liasi derivata dalle piante toglie
l’idroperossido di un acido grasso fornito nel mezzo di coltura e gli enzimi
del lievito incluso l’alcool deidrogenasi, converte il prodotto modificato dalla
ligasi nel composto aromatico dalle “note verdi” cis-3-exerolo.
Un
successivo passo comporta l’aggiunta di un gene della pianta codificante la
lipoossigenasi che permette la produzione di composti con note verdi per
degradazione diretta dell’acido linoleico.
Identificando
e donando i geni di altri enzimi cruciali saremmo aiutati nell’elucidere le
basi biochimiche della formazione delle molecole aromatiche. La sequenza
aminoacidica delle idroperossido liasi per esempio assomiglia a quelle
dell’allene ossido sintasi coinvolta nella via matabolica che porta all’acido
gelsominico. In accordo con Kenji Matsui del Dipartimento di chimica biologica
dell’Università di Yamaguchi in Giappone, la idroperossido liasi della
campanula del pepe che è specializzata per il metabolismo di lipidi
idroperossidi è apparentemente un nuovo membro della famiglia del citocromo
P-450. Strette interazioni tra ricerche accademiche ed industriali potrebbero
aiutare per continuare questi studi.
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